E' contatto tra Alonso-Briatore!!!
I figli so’ piezzi ‘e core, come recita un noto motivo partenopeo e lo sono ancora di più se sono pezzi da 90. Pardon, da 60, come i milioni di euro che avrebbe speso la McLaren per crescere Lewis Hamilton. Un’operazione partita da lontano, per l’esattezza dal 1998, quando il giovane coloured inglese entrò a soli 13 anni a far parte del McLaren Driver Development. Un investimento che sta dando i suoi frutti ed alla grande, sia alla sua scuderia, che alla Formula Uno stessa. Hamilton è ormai una star indiscussa, contesa da sponsors, televisioni e carta stampata. Per non parlare del merchandising; pare che nel week end del G.P. d’Inghilterra, gli incassi derivanti dalla vendita dei gadget di Hamilton, venissero prelevati a tarda sera nei vari punti vendita, da un furgone blindato con tanto di security al seguito.
Insomma, il “Tiger Woods” dell’automobilismo è senza dubbio una gallina dalle uova d’ora e di questo pare che il primo ad accorgersene sia stato il padre Anthony. Figlio a sua volta di un emigrante di Grenada, ora titolare di un’azienda informatica, papà Hamilton è da considerarsi il vero mentore del figlio. Forse già dalla scelta del nome, Lewis appunto, in onore di quel Carl Lewis campionissimo americano di atletica. A 5 anni regalò al figlio un auto radio comandata e vista l’ottima coordinazione tra occhi e mani del piccolo, lo spinse a partecipare a gare tra appassionati. Il passo successivo riguardò i kart, dove Lewis iniziò a mietere successi.
Una carriera brillante, ma altrettanto piena di sacrifici, con mister Hamilton impegnato a svolgere tre lavori contemporaneamente per assicurare la carriera di pilota al figlio. Un gesto che Lewis, ha sempre ricordato nelle interviste e che probabilmente è stato la molla che ha scatenato in lui la fame di vittorie. Ovvero la volontà di chi proviene da umili origini e vuole a tutti i costi ripagare chi ha creduto in lui. Una riconoscenza che porta anche a giustificare, certi atteggiamenti paterni troppo protettivi. Una questione, quella dei genitori che seguono come un ombra i figli atleti, che apre un tema più volte discusso nello sport.
Di esempi ce ne sono tanti: dal padre di Venus e Serena Williams, le due campionesse del tennis statunitensi, al padre di Kakà procuratore del calciatore rossonero. Per arrivare al brutto episodio di quel papà che maltrattò in diretta la ginnasta bulgara, rea d’aver sbagliato l’esercizio. Un aspetto che il più delle volte è stato causa di non pochi problemi. Alla lunga certe intrusioni finiscono per danneggiare i figli stessi, che si ritrovano gravati di pressioni eccessive. E’ un po’, stando ai rumors, quello che sta accadendo nel box McLaren.
Già in fibrillazione per la nota spy-story, i vertici di Woking si trovano pure alle prese con i due piloti separati in casa. Con Hamilton caricato a mille dal padre e deciso ad affermare la supremazia nella squadra. L’apice la si è toccata sabato in qualifica all’Hungaroring, coi risultati che tutti sappiamo. Non dimentichiamoci che qualche mese or sono, fu proprio il signor Hamilton a chiedere un sostanziale ritocco del contratto a Ron Dennis a fronte delle prodezze del figlio. E sempre secondo radio box, si dice che dinnanzi alle rimostranze del team principal inglese per i fatti dell’Ungheria, il genitore non abbia esitato a dire che il leader del mondiale avrebbe ricevuto offerte da un altro top team.
Fonte: Libero













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